Schubert e il ciclo Winterreise

Se il genio di Schubert è al giorno d'oggi riconosciuto in tutte le sue multiformi espressioni, dalla musica pianistica a quella da camera, sacra e sinfonica, è nel campo del Lied che il compositore ha acquisito un rilievo ineguagliato. A Schubert va certamente il merito di avere conferito al genere una dignità impensabile solo tre decenni prima, nonostante i pur splendidi esempi di Haydn e Mozart; ma l'eccellenza assoluta è guadagnata da Schubert con la qualità delle idee musicali, con la stupefacente capacità di creare ambientazioni sonore che illuminano i testi poetici, convogliandone meravigliosamente i significati più profondi.
Scomparso prematuramente all'età di trentun anni e clamorosamente sottovalutato dai contemporanei, il compositore viennese ci ha lasciato oltre seicento Lieder, ovvero canzoni in tedesco ad una voce con accompagnamento di pianoforte, sui testi più diversi; predilezione particolare è accordata alle liriche di Goethe, ma trovano ampio spazio opere di Herder, Klopstock, Schiller, Rckert, come pure numerosissime poesie di qualità tutt'altro che eccelsa: Schubert riesce comunque a cogliere nel senso delle parole lo spunto per liberare la propria fantasia e conferire alle emozioni da esse suscitate quelle perfette proporzioni formali anche quando queste siano assenti nella poesia musicata.
Diversi esempi di capolavori musicali realizzati su testi piuttosto mediocri sono contenuti nel ciclo Winterreise, composto nel 1827. Le poesie musicate nel primo libro (che comprende i primi 12 brani) furono conosciute da Schubert attraverso un almanacco pubblicato nel 1823; l'autore, Wilhelm Mller, era ben noto al compositore che aveva già musicato molti altri suoi testi, in particolare nel grande ciclo precedente La bella mugnaia (Die schöne Mllerin), della fine del 1823.
A poco più di un anno dalla morte, negli stessi mesi di miracolosa creatività che videro nascere gli improvvisi op. 90 e op. 142, le ultime tre sonate per pianoforte, la nona sinfonia, il Quintetto in Do maggire e l'altro grande ciclo liederistico Il canto del cigno (si tratta propriamente di una raccolta postuma delle ultime composizioni del genere, riunite sotto il titolo di Schwanengesang dall'editore viennese Haslinger), l'attenzione schubertiana si posa su questi versi per l'intensa atmosfera di triste solitudine, espressa da Mller con naturale semplicità, così sentita dal musicista per lo stato d'animo prostrato dalla lunga malattia, solo temporaneamente superata, e dal susseguirsi di profonde delusioni sentimentali e professionali subite.
L'argomento del Winterreise è il vagare tormentato di un amante non corrisposto in un paesaggio invernale, in cerca di oblio; sopraffatto dall'angoscia e dai pensieri della passata felicità, l'infelice amante diviene simbolo dell'intera umanità, nel suo faticoso procedere attraverso le emozioni e sofferenze della vita. L'atmosfera generale è di una malinconia e disperazione senza precedenti, nella quale non si vede la ancorchè minima speranza. Perfettamente contemporanei degli ultimi canti di Giacomo Leopardi, con i quali presentano sorprendenti affinità di impianto emozionale, i Lieder del Viaggio d'inverno mostrano un volto inedito della personalità di Schubert, nelle cui opere precedenti affiorava il carattere triste, drammatico, a volte disperato, ma mai il cupo ed assoluto pessimismo che pervade il nuovo ciclo.
Come era avvenuto cinque o sei anni prima per le ultime composizioni di Beethoven, anche Schubert imbocca una strada destinata alla solitudine artistica: nessuno dei contemporanei, neppure gli amici più sinceri del compositore, colse la grandezza sublime delle sue ultime creazioni, riconosciute oggi come capolavori tra i più miracolosi della storia musicale.