La grande musica dal Rinascimento al Novecento

Introduzione Storica

Vivaldi

Lasso

Bach

Mozart

Beethoven

Chopin

Schumann

Debussy

Lasso

"l'epoca d'oro della polifonia vocale"

Nato in una provincia dell'attuale Belgio, Orlando di Lasso iniziò gli studi musicali come puer cantor distinguendosi per la bellezza della voce. Dei primi anni di vita si hanno notizie alquanto scarse, almeno fino al 1544 quando, come fanciullo cantore, entrò al servizio di Ferrante Gonzaga, vicer di Sicilia, il quale, come generale dell'imperatore Carlo V, era giunto nelle Fiandre per questioni militari. Dopo la pace di Crèpy, Lasso lasciò il suo paese per seguire Ferrante attraverso l'Italia fino a Palermo, mantenendo il suo incarico fino alla muta della voce. Dopo numerosi altri spostamenti approdò a Roma dove divenne Maestro di Cappella in S. Giovanni in Laterano, incarico che tenne per due soli anni. Le sue prime opere a stampa di quegli anni videro la luce ad Anversa, dove lavorò, a Venezia e ovviamente a Roma.
Nel 1557 lo troviamo a Monaco come tenore nella cappella della corte del duca Alberto V di Baviera: qui sposa la figlia di uno scrivano municipale, Regina, da cui ebbe sei figli, alcuni dei quali saranno molto attivi nel campo della musica.
Negli anni seguenti visse prevalentemente in Baviera, con qualche spostamento anche considerevole a Parigi, Vienna, Praga, Venezia, Napoli e Roma.
Molto ben inserito nell'ambiente di corte del duca Alberto V, ottenne da costui privilegi editoriali e garanzie economiche per s e per la moglie. La condizione di vita privilegiata è testimoniata anche dal rifiuto di due importanti inviti professionali rivolti al maestro da Carlo IX di Francia e dalla corte di Dresda per succedere al maestro della cappella sassone Antonio Scandello, morto nel 1580.
Con grande attaccamento alla sua professione rifiutò di ritirarsi dal servizio anche quando Guglielmo V, figlio di Alberto e a lui succeduto, glielo concesse nel 1587. Negli stessi anni ricevette in dono dal duca alcune proprietà fondiarie e riuscì a far assumere presso la cappella di corte due dei suoi figli.
Neppure i gravi problemi di salute degli ultimi anni e le crisi depressive lo distolsero dal lavoro; la morte lo colse a Monaco nel 1594. Fu sepolto nel cimitero dei francescani, poi spianato alla fine del XVIII secolo; si salvò solo il suo epitaffio, ora conservato al Bayerisches Nationalmuseum di Monaco.