I concerti per violino e orchestra di Mozart

Introduzione

Il concerto n.1 in si bemolle maggiore k. 207

Il concerto n.2 in re maggiore k. 211

Il concerto n.3 in sol maggiore k. 216

Il concerto n.4 in re maggiore k. 218

Il concerto n.5 in la maggiore k. 219

Il concerto n.5 in la maggiore k. 219

Terminato il 20 dicembre 1775, questo concerto mostra la maturità raggiunta dal compositore nel genere: con mano estremamente sicura Mozart alterna momenti di umorismo, liricità, abbandoni sensuali e sonorità squillanti, disposti con sapiente regia e con esiti di grande forza ed equilibrio. E' questo il modello esemplare dei concerti per violino di compositori come Viotti, Beethoven e Mendelssohn.
Esempio della disinvolta padronanza di scrittura di Mozart è il modo di introdurre il solista nel primo movimento: dopo il consueto tutti dell'orchestra, nel momento in cui ci si attende l'ingresso del violino solo, si apre una frase melodica delicata, con l'indicazione adagio, che in sole sei battute conferisce un tratto di originale fantasia allo schema consueto, prima del prosieguo del movimento.
Dopo l'Allegro aperto, che porta ad un ulteriore stadio lo sviluppo della forma-sonata (sia questo che il movimento successivo sono infatti più lunghi di ogni altro movimento nei concerti per violino), l'Adagio in mi maggiore seguente tocca, con mezzi elementari, i vertici della commozione, in un tono generale di serenità appena velata da una malinconia di fondo. L'anno seguente Mozart comporrà , su richiesta di Antonio Brunetti, un Adagio in mi maggiore sostitutivo di questo, giudicato dal violinista napoletano troppo studiato; l'Adagio in questione, oggi non più inserito nel concerto, viene a volte eseguito come movimento a s stante con il numero di catalogo K. 261. E' innegabile che Mozart cercasse, nell'Adagio originale, un'espressione più seriosa e profonda, attraverso la coniugazione dello stile cantabile con tratti dello stile polifonico severo; espressione certamente non compresa dal Brunetti, musicista di esigenze comunicative più immediate.
L'ultimo movimento è ancora un Rondò, il cui soggetto iniziale, quello utilizzato come ritornello, è un minuetto; ma ciò che lascerebbe pensare ad un ritorno al gusto galante è invece strumento per un approccio umoristico ed un po' bizzarro, che si rivela appieno all'apparire dell'episodio, ampiamente sviluppato, che, iniziando all'ungherese, sfocia in uno scatenato movimento alla turca, caricaturando cioè la musica dei giannizzeri secondo un'usanza allora molto frequente (si ricorda come esempio la celebre marcia turca nella sonata per pianoforte K. 331, divenuta un cavallo di battaglia di generazioni di pianisti dilettanti). Questo episodio è tratto da un balletto, mai completato, dal titolo Gelosie del serraglio, cui Mozart aveva lavorato tre anni prima.

Allegro aperto
Adagio
Rondò (Tempo di minuetto)

Durata: 26 minuti