I concerti per violino e orchestra di Mozart

Introduzione

Il concerto n.1 in si bemolle maggiore k. 207

Il concerto n.2 in re maggiore k. 211

Il concerto n.3 in sol maggiore k. 216

Il concerto n.4 in re maggiore k. 218

Il concerto n.5 in la maggiore k. 219

Il concerto n. 1 in si bemolle maggiore k. 207

Il concerto K.207 fu terminato il 14 aprile 1775, e mostra subito la volontà di un approfondimento della materia che non lascia dubbi: i modelli a disposizione vengono reinterpretati dal giovane compositore in maniera autonoma. Già la tonalità scelta, si bemolle maggiore, non va nella direzione più scontata delle tonalità facili; l'ampiezza delle proporzioni necessita un ripensamento delle strutture compositive, brillantemente superato con soluzioni originali e funzionali. E' tuttavia innegabile che Mozart decida di non sbilanciarsi troppo su un terreno ancora poco esplorato: il linguaggio di base è assolutamente riconducibile a modelli solidi e sedimentati, piuttosto che agli esempi più recenti; l'influsso del modello sinfonico di Johann Christian Bach avverrà solo nei concerti successivi, ciò che denota d'altra parte anche un notevole scrupolo nell'atteggiamento compositivo; lo Stile Galante impronta tutta la composizione, che non brilla per personalità di sentimento. La scrittura orchestrale è con grande prevalenza a tre parti (primo violino, secondo violino e basso), e la parte delle viole procede quasi ininterrottamente con quella di violoncelli e contrabbassi; i fiati, due oboi e due corni, intervengono con persimonia, a scopo di colore e di appoggio dinamico nei tutti.
Nel primo movimento, Allegro moderato, di carattere mosso ma equilibrato, l'intervento del solista viene preceduto da una completa introduzione orchestrale, cosa affatto inusuale nel modello vivaldiano. La forma-sonata secondo cui è articolato il movimento è già tripartita, in esposizione , sviluppo e ripresa, ma la polarizzazione, anzich avvenire fra gruppi tematici, avviene fra inizio e fine di ogni sezione; grande attenzione è rivolta alla struttura armonica dei periodi.
Il secondo movimento è un Adagio, in mi bemolle maggiore (altra tonalità impegnativa), è improntato al modello vocale dell'aria col da capo, secondo lo schema A-B-A, ed è ispirato ad una cantabilità di pregievole qualità, anche se i moduli melodici sono piuttosto comuni. Ancora una volta obiettivo primario è la compiutezza ed armonia della forma.
Più originale per struttura è l'ultimo movimento, Presto, che è costruito secondo i principi del Rondò, anche se il motivo iniziale non torna più (come dovrebbe avvenire di norma) per il resto del brano; un contesto di simmetria tripartita ed una struttura armonica concepita secondo il principio della forma-sonata sono gli altri elementi costitutivi del pezzo. Gran parte dell'accompagnamento orchestrale è delegato ai violini, con uno scarno tessuto a due parti, ritenuto più adatto a sorreggere le parti solistiche particolarmente movimentate, allo scopo di non coprirle, dinamicamente ed armonicamente. Il procedimento di base consiste nell'utilizzare ripetutamente alcuni incisi, cambiandone l'ordine, in un gioco di strutture che diventerà una delle chiavi dello stile mozartiano della maturità, portando a creazioni sublimi negli ultimi concerti per pianoforte.

Allegro moderato
Adagio
Presto

Durata: 19 minuti