Beethoven e il Concerto per violino op. 61

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Il Concerto per Violino Op. 61

Il Concerto per Violino Op. 61

Analisi
Primo Movimento - 25' 02''
Allegro ma non troppo
Re Maggiore
Secondo Movimento - 8' 57''
Larghetto
Sol Maggiore
Terzo Movimento - 10' 42''
Rondo: Allegro
Re Maggiore

Genesi della Composizione

Il Concerto per violino op. 61 venne composto tra il novembre e il dicembre 1806, in poche settimane, con una rapidità inconsueta per B.
L'occasione di pensare ad un concerto per violino e orchestra (l'unico di B. pervenutoci completo) fu data dal violinista e direttore d'orchestra Franz Clement, direttore artistico del teatro An der Wien , che aveva commissionato a B. un pezzo da eseguire in una Accademia pubblica prima di Natale. Il concerto fu pronto solo pochissimi giorni prima dell'esecuzione, che avvenne il 23 dicembre, ed il violinista fu costretto a suonare leggendo quasi a prima vista dal manoscritto.
Di molti anni prima è invece il progetto di un altro concerto per violino, poi abbandonato e rimasto sconosciuto per decenni, mentre sono entrate definitivamente nel repertorio le due romanze op. 40 e op. 50, che confermano la fisionomia essenzialmente cantabile che B. aveva del violino come strumento solista.

Considerazioni Stilistiche e Storia della Critica

Il Concerto per violino esprime interamente il lato lirico della personalità musicale di B.; nei quarantacinque minuti di durata della composizione, non vi è traccia di tragica intensità, di lotta interiore, di sofferenza, di passioni sconvolgenti: tutto è governato da un'armonia superiore e da un equilibrio di proporzioni che rendono la pagina una delle vette della musica assoluta.
"La melodia si effonde in quiete divina .... pervasa dalla pura armonia del Re maggiore" (Riezler), con alcune trovate inattese, tipicamente beethoveniane, che pure non turbano l'ininterrotta soavità della musica. Decisamente originale l'idea di iniziare un brano con quattro colpi soli del timpano; anche l'entrata dei violini, alla decima battuta, introduce una nota inaspettata (re diesis), risolta altrettanto irregolarmente (sul do diesis, anzich sul mi); il motivo della transizione, in fortissimo sull'armonia di si bemolle, è un tratto che lascia immaginare il lato imprevedibile e volitivo della personalità di B.
E' oggi difficile comprendere come il Concerto per violino abbia potuto tardare ad avere il riconoscimento che oggi gli è tributato.
Le notizie della prima esecuzione riferiscono di un discreto successo di pubblico (peraltro non difficile da ottenere, dato che l'esecutore era il Direttore artistico del Teatro ed interprete stimatissimo), ma di una non felice accoglienza da parte della critica; una esecuzione preparata affrettatamente avrà certamente influito sul giudizio degli ascoltatori. In conseguenza dello scarso successo il concerto non fu più eseguito vivente l'autore e addirittura per molti anni dopo la sua morte.

Muzio Clementi, pianista ed editore, aveva invece incaricato B. di realizzare una versione del concerto la cui parte solistica fosse affidata al pianoforte: questa versione, con le opportune modifiche di scrittura solistica (la parte dell'orchestra è identica), venne eseguita da B. stesso; anche in questo caso trovò un'accoglienza fredda e cadde nel dimenticatoio. Nonostante ciò, B. tenne il pezzo in considerazione e lo dedicò all'amico d'infanzia Stephan von Breuning, cui era legato dagli affetti più sinceri; la versione per pianoforte è dedicata alla moglie di "Steffen", Julie von Vering. Fu Joseph Joachim, il violinista amico di Brahms (dedicatario del suo concerto per violino), che riportò alla luce il concerto nel 1844, eseguendolo più volte sotto la direzione di Mendelssohn e di Schumann. Ancor oggi il concerto non ha una considerazione unanime: molti commentatori vi rilevano scompensi nelle proporzioni fra i movimenti, eccessiva uniformità della scrittura violinistica, sostanziale accademismo del terzo movimento; i musicisti sono invece più concordi nel considerarlo una delle vette dell'arte ed il concerto è probabilmente il più eseguito ed inciso del repertorio violinistico.

Primo Movimento (Allegro ma non troppo)

La struttura del 1 movimento è uno dei più begli esempi di "Forma sonata" del Secondo stile beethoveniano: grandi dimensioni (questo solo movimento dura quasi quanto - e più - di intere sinfonie di Haydn o di Mozart), estrema chiarezza nell'articolazione formale (ogni Tema è un "personaggio" inequivocabile, il suo apparire è immediatamente colto come qualcosa di importante).
Elaborando materiale ricavato da soli 6 motivi (A,B, C, D, E, F) B. costruisce uno dei "movimenti" di concerto più sublimi della storia della musica, soprattutto attraverso un equilibrio generale assoluto.
Si noti la simmetria di costruzione, per cui ogni Sezione ha uno schema analogo (in due parti, dialetticamente contrapposte), contenente il materiale motivico completo (A+B,C,D,E).
Il movimento è ricalcato molto fedelmente sull'impianto consueto della "Forma sonata" presentata in precedenza: ne rileviamo la tripartizione nelle parti di Esposizione (orchestrale e solistica), Sviluppo e Ripresa (con Coda). Poich nello schema classico della Sonata l'Esposizione è sovente ripetuta, nel concerto viene quasi sempre presentata una volta dalla sola orchestra e una volta dall'orchestra insieme al solista. Il conseguente "sbilanciamento" a favore della prima delle tre parti viene compensato da una espansione della Coda, che da semplice appendice della Ripresa assume il ruolo di una sezione a se stante.
L'introduzione di un nuovo motivo (nello schema seguente indicato con f) verso la fine dello sviluppo, è una soluzione molto personale di B., adottata in altri lavori di questo periodo (per es. nella 3 Sinfonia): oltre lo scopo di evitare la monotonia (per la costante somiglianza del materiale, data la lunghezza del movimento), ha il vantaggio di creare un momento di grande impatto psicologico che prepara mirabilmente il ritorno trionfale del Primo Tema nella Ripresa.
Per il resto il movimento ha uno svolgimento estremamente lineare e la sua articolazione è chiara: lo schema seguente ne rappresenta sinteticamente forma e caratteristiche, individuando le SEZIONI in cui è ripartito, secondo il principio della Forma Sonata, gli ELEMENTI che compongono le sezioni, i MOTIVI musicali presentati e le TONALITA' in cui essi compaiono; segue una breve spiegazione di quanto avviene e dei PROCEDIMENTI compositivi utilizzati.

Secondo Movimento (Larghetto)

Questo movimento ha caratteristiche uniche nella storia del concerto, per il suo ininterrotto, purissimo lirismo; è concepito in forma di tema con variazioni (organizzate secondo il tipico schema della "romanza") e presenta come originale caratteristica quella di essere interamente realizzato nella tonalità di Sol maggiore.
Un meraviglioso periodo di 8 battute con tre ulteriori battute di collegamento costituisce il secondo tema (B) che appare a battuta 45, per ritornare a battuta 71. Per il resto l'intero movimento è realizzato su semplici varianti melodiche di un unico soggetto.
Da rilevare inoltre un elemento "irregolare" nel tema (il marchio di Beethoven!): alla quarta battuta una modulazione ci porta sull'accordo di Fa diesis, per poi ricondurci al Sol maggiore iniziale in maniera assolutamente naturale attraverso una semplice progressione armonica.

Terzo Movimento (Rondo: Allegro)

Il terzo movimento, costruito nella vivace forma del Rondò (un tema principale - refrain - ritorna ciclicamente alternato da episodi sempre diversi) adotta anche alcuni principi della Forma sonata: soprattutto nella simmetria tripartita del movimento, nella struttura armonica e nel fatto che il primo episodio, che ritorna in seguito come terzo episodio, assume quasi carattere di II tema di Sonata. Questo tipo di forma mista, denominata appunto Rondò Sonata, ricorre già in alcuni movimenti di Mozart; Beethoven ne farà una delle forme più utilizzate negli ultimi movimenti dei lavori del II stile.