Beethoven e il Concerto per violino op. 61

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Il Concerto per Violino Op. 61

La sordità

I disturbi dell'udito colpirono B. dall'età di ventotto anni, dapprima in maniera lieve ed intermittente, poi progressivamente in modo sempre più grave. A trentacinque anni già non riusciva a distinguere gli strumenti nel "tutti" orchestrale, dopo i quarantadue anni era necessario urlare per farsi sentire da lui, mentre dopo i quarantasette anni la sordità divenne praticamente totale.

Le diagnosi ottocentesche della malattia non riescono a far luce sulle cause della sordità; dal referto eseguito dopo il decesso, si evince che i nervi acustici erano raggrinziti e senza midollo.
Recentemente gli studi sembrano orientarsi sulla diagnosi di immunopatia, una sorta di allergia alle proprie proteine, causa frequente di una malattia delle arterie, che può provocare tanto l'atrofia del nervo acustico, quanto altri disturbi, che tormentarono regolarmente la vita di B.: epatite, conseguente cirrosi, diarrea e reumatismi. Sempre in seguito all'autopsia sappiamo che la milza era di dimensioni più che doppie, i reni rivestiti da una strana membrana di oltre due centimetri. Si possono riportare a tale diagnosi anche la tendenza alle emorragie, agli ascessi, alle infiammazioni e perfino una eccitabilità ed irritabilità nervosa generale, che spiegherebbe in parte anche alcuni tratti difficili del carattere.

In ogni caso B. soffrì nella vita in maniera straordinaria. E' ancora interessante apprendere dal dr. Warwuch, che curò B. negli ultimi mesi, che il maestro sosteneva di aver avuto dalla giovinezza una costituzione energica e solida. Aveva l'abitudine di comporre fino alle tre di notte e quattro o cinque ore di sonno erano sufficienti a riposarlo. Intorno ai trent'anni iniziarono i disturbi di emorroidi accompagnati da fastidiosi ronzii alle orecchie; presto si aggiunsero dolori all'apparato digerente. Dopo il ritorno a Vienna, all'inizio del dicembre 1826, Warwuch sostiene di essere stato chiamato al capezzale del maestro, "riscontrando segni di una grave infiammazione polmonare": il volto era estremamente arrossato e B. sputava sangue, respirava a fatica; la situazione ebbe un breve miglioramento, a seguito di cure prescritte, che però lasciarono presto spazio ad un peggioramento definitivo, dovuto ad una eccitazione nervosa causata da futili motivi. In questa fase intervenne anche l'idropisia, per cui fu necessario perforare il ventre ed aspirare "circa venticinque libbre d'acqua, ma ne rimaneva dentro cinque volte tanto". L'operazione fu ripetuta altre tre volte nel periodo successivo, in cui sopraggiunsero coliche, diarrea ed infiammazione alla gola. In questo stato di cose, dimagrendo a vista d'occhio, B. trascorse gennaio, febbraio e marzo; già da febbraio i dottori avevano compreso che non c'era più nulla da fare, e B. si rese conto con rassegnata consapevolezza dell'avvicinarsi della morte, che lo raggiunse, dopo una notte di coma, il 26 marzo 1827.