Beethoven e il Concerto per violino op. 61

Inquadramento Storico e Culturale

Vita

La Personalità

La sordità

La musica

Il Concerto per Violino Op. 61

La personalità

L'aspetto fisico

Numerosi sono i ritratti e le descrizioni esistenti della figura fisica di Beethoven; alcuni sono stati realizzati da persone che conobbero realmente il compositore, altri su informazioni riportate.
Il volume redatto da Gerhard von Breuning (figlio dell'amico di infanzia di B. dedicatario del Concerto per violino), che da ragazzino ebbe modo di conoscere e frequentare assiduamente il Maestro, riporta un elenco di ritratti, con interessanti giudizi sulla somiglianza: ritenendo che nessuno dei ritratti fosse del tutto realistico, riconosce come il più simile quello dipinto da Hornemann nel 1802, a cui fa seguire quello di Sieler, che raffigura B. con la partitura della Missa Solemnis, e quello fatto da Letronne nel 1814; infine quelli di Jager e Schimon.
Con assoluta fedeltà il volto di B. è riprodotto esclusivamente dal calco che Klein fece nel 1812.
Abbiamo una bella descrizione del viso di B. da parte di L. Rellstab (che incontrò il maestro nel 1825), il quale riporta che i tratti del volto (che mostrava evidenti segni del vaiolo, contratto da bambino) al primo sguardo parevano poco significativi; Rellstab si chiede: "Ma perchè poi il viso di B. deve apparire come le sue opere?", e, più oltre: "Malinconia, sofferenza, affabilità apparivano sul volto .... ma non durezza, né la fiera energia che trasmette il suo impeto spirituale".
La descrizione della persona riportata da G. von Breuning ci dice che l'uomo era di aspetto robusto, statura media, energico nel portamento e nei movimenti animati, "vestiva da borghese senza eleganza, tuttavia dalla persona emanava un che di eccezionale".
Di questa descrizione del B. cinquantenne vale la pena specificare che fu fatta da un bambino di dodici anni; in realtà B. era alto 1.65 ed era proporzionato, piuttosto che robusto.

Il carattere

Fin dall'inizio dell'800, la personalità di B. è stata oggetto di approfonditi studi da parte dei musicologi, concordi nel ritenere il carattere dell'uomo all'origine del suo stile musicale. Le testimonianze relative all'infanzia, descrivono un ragazzino taciturno, probabilmente vittima del padre, che per farne un fanciullo prodigio non esitò a costringerlo, anche duramente, all'esercizio assiduo, proibendogli svaghi più adatti all'età, che il B. bambino avrebbe senza dubbio preferito. Nonostante ciò il ragazzo era rimasto affezionato alla figura paterna: quando una volta il padre Johann, in una delle sue consuete sbornie, era incorso in problemi con la polizia, Ludwig tentò di difenderlo con veemenza tale da rischiare lui stesso l'arresto.
In seguito il carattere di B. mostrò un doppio aspetto: da un lato la tendenza ad isolarsi, a ritirarsi in se stesso, atteggiamento vieppiù accentuato dalla successiva sordità; dall'altro l'improvviso concedersi modi esageratamente aperti, talvolta quasi sguaiati, sia in pubblico che in privato. Al suo arrivo a Vienna B. fu accolto dalla nobiltà quasi come un pari grado, nonostante i suoi proverbiali scatti d'ira o le sue esplosioni di allegria: uno dei tratti fondamentali del carattere di B. era la tendenza a cambiare repentinamente umore, passando dalla malinconia alla contentezza, ed altrettanto improvvisamente dall'allegrezza alla tristezza o alla furia. Le reazioni impulsive di B. erano in effetti estremamente violente, tanto che, per quanto tollerate in considerazione della grandezza dell'artista, spesso gli procurarono non pochi problemi. Eppure, se il compositore era di carattere facilmente eccitabile, tuttavia, altrettanto velocemente era pronto a dimenticare tutto, come dimostrano due celebri missive, inviate in due giorni successivi a Hummel, nel 1798: "Non fatevi più vedere! Siete un cane! I cani vadano al diavolo! Beethoven." E subito dopo: " Mio carissimo Nazerl! Capisco che avevi ragione e sei un uomo onesto; vieni da me oggi pomeriggio, ci sarà anche S. .... Un bacio dal tuo Beethoven, detto Mehlschoberl (lett.: gnocco di farina)".
L'impulsività del carattere rese problematica a B. la vita quotidiana ed i rapporti con le persone di casa; i fogli del diario domestico dimostrano chiaramente la difficile situazione in cui il maestro si trovava costantemente. D'altra parte B. era così assorto nella propria attività creativa che tutto ciò che succedeva all'esterno gli rimaneva estraneo fino a che qualcosa non lo distoglieva dal lavoro, scatenando la sua violenta reazione impulsiva; con il passare degli anni questo atteggiamento si accentuò, complice la sordità che lo rese sospettoso ed ancora più isolato dal mondo.
Se questi sono gli aspetti esteriormente più visibili, e che più velocemente vennero identificati con la personalità di B., l'artista era altrettanto impulsivo negli slanci d'affetto e nella capacità di fare del bene. Tutti gli amici e coloro che lo conobbero meglio concordano nel riconoscergli una bontà d'animo molto superiore all'ordinario, ricordando che B. era sempre disposto a sacrificare qualunque cosa per ciò che gli fosse sembrato giusto e buono; in questo caso è addirittura sorprendente l'umiltà con cui il compositore si rapportava con le persone, senza tenere in considerazione il rango o l'età. In una conversazione espresse in termini perentori: "Conosco un solo segno di valore di una persona: la bontà".

La Cultura

Della formazione culturale di B. vale quanto si è già detto per quella musicale: veri insegnamenti, ove vi furono, giunsero tardivi, con le inevitabili conseguenze, positive o negative, di un tale approccio. In particolare B. può essere considerato un autodidatta per la letteratura e la filosofia e la sua preparazione non fu certamente omogenea: lo spirito assorbiva ciò che poteva interessare il genio in vista della creazione.
B. aveva un'alta concezione della missione dell'artista, e scrisse: "...Fin da giovane mi sono sforzato di cogliere il senso a cui tendevano i migliori e più saggi del passato. Sarebbe per un artista una vergogna non considerare un proprio dovere arrivare almeno a ciò".
Bisogna comunque constatare che alla fine del Settecento quasi nessun musicista aveva una formazione culturale che si discostasse dalle conoscenze legate all'attività professionale (libretti per opere e relative tragedie o commedie, testi sacri per gli oratori, ecc.); troviamo invece, nel B. ventenne, un sincero ed entusiasta interesse per le idee filosofico-letterarie del tempo, che il giovanotto ebbe modo di conoscere iscrivendosi all'università di Bonn, attraverso le opere di Shiller, Goethe, Klopstock, e attraverso le rivisitazioni dei lavori di Shakespeare e di Omero. Contrariamente a quanto accade a chi ha la possibilità di studi regolari, B. non conobbe la mediazione di didatti, n interpretazioni apocrife, ma lesse direttamente le opere dei grandi, con le inevitabili lacune di comprensione che egli stesso riconosceva, ma con il vantaggio di cogliere, ove riusciva, il messaggio diretto di questi grandi artisti.
Un altro caposaldo della formazione di B. fu Kant, che B. considerò più come guida morale che come speculatore filosofico. Sovente B. sottolineava sui libri che possedeva passi che considerava di particolare interesse, oppure li riportava sui propri quaderni. E' in gran parte da questo che possiamo dedurre l'orientamento culturale del Maestro, la cui adesione alle idee filosofiche era per lo più di origine emozionale.
Altre discipline stuzzicarono occasionalmente la curiosità di B.: in primo luogo la costruzione di strumenti acustici per la sordità, poi botanica, storia, geografia, cucina. B. restò fondamentalmente un rappresentante della cultura illuministica, anche per quanto riguarda la natura della sua religiosità: è evidente che B. provò istintivamente grande affinità con i principi del Cristianesimo, quanto ebbe avversione per la fisionomia che la Chiesa ufficiale aveva assunto, quale detentrice del potere temporale. B., battezzato cattolico, non fu un praticante, ma la sua religiosità interiore, che traspare dall'impegno con cui si applicò alla composizione della Missa Solemnis ("il mio lavoro più grande") è fuor di dubbio. Nel 1823, anno di conclusione della Missa, B. scrisse all'Arciduca Rodolfo, Arcivescovo di Olomouc: "Non c'è niente di più grande che diffondere i raggi della Divinità tra il genere umano". Dichiarò di considerare il più alto modello per l'umanità il Cristo, insieme a Socrate, e raccomandò al nipote di leggere il Vangelo ogni giorno.
Pertanto, se nelle manifestazioni esteriori la religiosità di B. risultava poco ortodossa, pure, nell'intimo sentimento, il maestro sembra non avere nutrito il minimo dubbio sull'esistenza di Dio, come colui che solo è al disopra del mistero dell'esistenza.