Appunti dal web, dagli scritti di Michele Trenti

Opere di provocazione

11/10/2009

Appunti di Michele Trenti

Nella società attuale il mezzo della provocazione viene utilizzato con una frequenza e disinvoltura che mai ha avuto pari in alcuna epoca precedente; la facilità con la quale si può ottenere attraverso di essa vasta visibilità ha fatto si che divenisse strumento privilegiato di comunicazione, ed il suo abuso ha raggiunto livelli preoccupanti. Una delle negative conseguenze di ciò è la naturale diffidenza, come istintiva autodifesa, verso qualunque manifestazione sospettabile di provocazione, ovvero di volerci colpire generando forti reazioni emotive anche se negative. Ci difendiamo attraverso un’autoimmunizzazione contro la provocazione, senza accorgerci che ciò ci toglie anche parte del vocabolario necessario a trasmettere (ed a comprendere) importanti momenti dell’arte: sappiamo dalla Retorica quanto sia importante, nel comunicare, tanto più verso un interlocutore collettivo, il momento del “colpo di teatro”, per instaurare un contatto emotivo con il pubblico. Oggi è diventato essenzialmente provocatorio solo ciò che prescinde totalmente da volontà provocatoria; ma è auspicabile che, magari per stanchezza, la società futura ridimensioni il ruolo della provocazione per lasciarle quello spazio che le è connaturato e nel quale può svolgere un ruolo positivo, cioè lo spazio dell’arte.