Appunti dal web, dagli scritti di Michele Trenti

Grandi esecuzioni

18/08/2006

Appunti di Michele Trenti

All’efficacia di un’esecuzione musicale concorrono due aspetti, che si compenetrano, ma che concettualmente vanno chiaramente distinti: il primo riguarda le scelte interpretative stesse, che dovrebbero procedere primariamente da una coscienza formale della composizione eseguita, determinando tempi, dinamiche, fraseggi e le loro sfumature; il secondo concerne la comunicatività dell’interprete, la sua capacità di rapportarsi al pubblico e di instaurare con esso una sintonia emotiva. Si tratta di due talenti distinti, rafforzati rispettivamente dallo studio e dall’esperienza. Prendendo a prestito un’immagine dal linguaggiuo parlato potremmo definire i due aspetti come il contenuto di un discorso e l’efficacia oratoria del declamante. E, come avviene nel linguaggio parlato, anche in musica una meravigliosa efficacia oratoria può esprimere concetti vuoti, e viceversa contenuti di grande profondità possono non riuscire a convincere l’ascoltatore se male proposti. Il grande interprete deve possedere entrambe le facoltà e porre la propria “arte oratoria” al servizio di profonde scelte interpretative. All’immediato successo di un’esecuzione dal vivo è essenziale l’istintiva capacità di comunicare di coloro che vengono definiti “animali da palcoscenico”, mentre in una registrazione questa componente è meno determinante. Al fine del valore estetico dell’esecuzione è invece determinante il contenuto di ciò che viene detto, poiché l’atteggiamento oratorio ha una efficacia effimera, mentre i significati espressi vengono apprezzati nel tempo. Il mondo concertistico odierno privilegia generalmente l’aspetto immediato del talento oratorio, troppo di rado supportato da un’adeguata profondità di contenuti.