Appunti dal web, dagli scritti di Michele Trenti

Meraviglia ed anelito

02/06/2010

Appunti di Michele Trenti

Il sentimento estetico discende dall’impressione che ciò che abbiamo di fronte non possa non essere come è, ma tuttavia ci meraviglia sempre nuovamente; l’anelito a suscitare questa meraviglia è la forza che spinge l’artista alla creazione.
Da un lato, il fatto che l’oggetto dell’attività artistica abbia una propria necessità interna porta a considerare l’opera prodotta come realizzazione di qualcosa di pre-determinato, quasi fosse in certo modo già esistente in potenza (osservazione proposta da Dabussy), conferendo all’attività creativa carattere di scoperta, lettura, interpretazione. D’altra parte la meraviglia suscitata dall’opera è strettamente affine a quella provata innanzi all’osservazione della Natura, della quale si percepisce la finalità ma che, nelle sue infinite articolazioni e forme, non cessa mai di stupire.
È esperienza comune il non sentirsi sempre in una disposizione d’animo adatta a provare il sentimento estetico, ed è necessario “mettersi in sintonia” con l’opera – o con la Natura (da qui l’origine di elementi a volte rituali nella proposta di produzioni artistiche). L’uomo di ogni tempo e civiltà ha ricercato tale sintonia assecondando una attitudine che gli è propria; oggi invece, sempre più spesso la capacità di meravigliarci sembra smarrita, e con essa l’anelito verso ciò che la suscita.