Appunti dal web, dagli scritti di Michele Trenti

Giusto compenso 01/09/2007

Nel campo dell’arte parlare di compensi provoca sempre la spiacevole sensazione di trattare la materia da mestieranti. Il problema andrebbe affrontato però seriamente: cosa deve essere compensato nell’opera di un artista? Il tempo dedicato al lavoro svolto, l’investimento di tempo impiegato per procurarsi la capacità di compiere quel lavoro, l’arricchimento (interiore) che procura ai fruitori? Ed inoltre calcolare l’entità di questi termini è pressochè impossibile in termini monetari; ci si scontra oltretutto con l’esigenza di operare valutazioni che hanno ampi margini di discrezionalità soggettiva.
Nella gestione imprenditoriale del settore culturale si nota comunque molto spesso una penosa sperequazione di risorse; ed inoltre si osserva la diffusa abitudine a ripagare più generosamente la “confezione” attraente di idee poco originali che la ricchezza e profondità di contenuti. Ora, poiché il vero artista non opera a fini di lucro ma per una necessità interiore, più forte di qualunque considerazione utilitaristica, un compenso che permetta un semplice e dignitoso sostentamento, senza esagerazioni di sorta, sarebbe da un lato la miglior garanzia sulla qualità “genuina” del prodotto, ed eviterebbe dall’altro il dilapidare di ingenti cifre in fenomeni da baraccone o in dubbie speculazioni.


Generi musicali 15/05/2007

Sempre più frequentemente si constata come i termini”classico”, “leggero”, “colto”, “serio”, riferiti alla musica, siano decisamente obsoleti e deboli rispetto all'obiettivo di esprimere reali contenuti. La semiotica applicata alla musica adotta un approccio più efficace distinguendo tipi di musica in funzione della destinazione per cui è concepita. Alcune musiche hanno lo scopo di stimolare il movimento, ed adottano pregnanti, semplici e ripetitivi elementi ritmici; altre si prefiggono di indurre determinati stati psicologici, in genere passivi, atti a recepire messaggi subliminali, facendo uso di timbri ed armonie consone; in altri casi si convogliano messaggi sociali, o si accompagnano momenti rituali. Dalla fine del Medioevo la civiltà occidentale – anche in questo erede della Grecia classica – ha concepito per la musica un valore autonomo ed un significato “estetico”. Il termine “classico”, in senso più profondo di quello generalmenbte abusato, denota l’intento di prescindere dalle mode momentanee ed essere in qualche modo messaggio per ogni tempo, mentre l’indicazione “musica d’arte” si riferisce per essenza ad un genere i cui connotati linguistici fanno leva sui concetti di coscienza e libertà, e sulle facoltà ad essi riconducibili, in ciò contrapponendosi ai generi di consumo che tendono ad inibire tali facoltà.


Ascoltare ad intermittenza 20/01/2007

Mi sembra che l’ascolto cosciente di un brano musicale debba considerarsi in misura variabile come un processo che, pur avvenendo in un tempo che scorre senza discontinuità, funziona come ad intermittenza, almeno nella grande maggioranza dei casi; maggiori sono la consapevolezza dell’ascolto e la concentrazione dell’ascoltatore, più il processo tende al limite della continuità, che connoterebbe un ascolto ideale e sarebbe completa quando nessun elemento del discorso musicale sfuggisse alla coscienza dell’ascoltatore: Nella successiva elaborazione mentale del messaggio musicale ogni elemento percepito viene messo in relazione con gli altri, creando una rete di strutture formali di vari livelli.
Generalmente l’ascoltatore amatoriale ha una modalità di ascolto largamente intermittente; a ciò è tra l’altro imputabile il fatto che per lui è più importante il momento di grande impatto che la coerenza logica del discorso.
Ogni elemento musicale non compreso semanticamente lascia un vuoto nella struttura percepita, mentre il ripetuto ascolto di un brano facilita il tendere alla continuità dell’esperienza musicale.

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