Appunti dal web, dagli scritti di Michele Trenti

Equivoci 18/01/2010

C’è un equivoco di fondo da parte di alcuni musicisti, secondo i quali una musica può oggi definirsi originale e aggiornata alla condizione di utilizzare le più aspre dissonanze, armoniche, dinamiche, strutturali. La modernità di tale concezione riesce poco comprensibile se si pensa che era già superata cinquant’anni fa, con autori come Stockhausen.
A ben guardare, il problema di fondo che si cela dietro tali posizioni, che attualmente manifestano un epigonismo di maniera dell’avanguardia postbellica, affonda le radici proprio nel metodo di quell’avanguardia, che, mossa dall’esigenza di rinnovare il vocabolario sonoro, affermò una pratica compositiva che muoveva da concetti e procedimenti tecnici anzichè da idee di natura musicale, come avvenuto in tutta la storia precedente attraverso motivi, temi, ritmi, armonie.
La generazione attuale dei compositori sente la necessità di riavvicinarsi ad un rapporto più spontaneo con la composizione, dal suono alle grammatiche del discorso, fino agli aspetti formali più ampi; si presentano peraltro infiniti modi di approcciare il problema: i più adottano atteggiamenti di banale natura pseudo-naif, destinati a sfociare in risultati di puro intrattenimento, altri hanno effettivamente proposto percorsi e punti di vista originali e davvero fecondi.


"Sapere" e agire 28/12/2009

Negli ultimi tempi affiora nuovamente con evidenza la consapevolezza del salto che c’è in tema di comportamenti dell’uomo tra il comprendere ciò che è buono (ciò che in senso generale è da considerare positivamente) e l’essere capaci di farlo realmente. Tra il “sapere” e la scelta dell’azione non vi è diretta corrispondenza, e chi sa spiegare con lucidità l’ideale di comportamento, quale che sia il punto di vista, non è sempre in grado di adeguarvisi nella pratica, mentre spesso lo è chi si affida ad un istintivo buon senso. Certamente il rapporto tra conoscenza e capacità morale è da scoprire, ovvero “esperire” personalmente, e il concetto di sapienza va esteso oltre quello di possedere cognizioni. Sono riconducibili a questi motivi alcune tendenze della musica contemporanea, essenzialmente provenienti da ambienti di cultura ortodossa e paesi che hanno conosciuto drammatiche privazioni: Pärt, Gorecky, Kanchely, (certe esperienze precedenti da Stockhausen a Cage ne sono, in modo diverso, anticipatrici) propongono una dimensione in cui l’esperienza di un ascolto dal vero offre altro rispetto a qualunque approccio di tipo teoretico.
Se ciò può applicarsi in definitiva ad ogni musica e in ogni tempo, oggi il problema è focalizzato in maniera affatto particolare.


Originalità 11/12/2009

Presupposta l’intrinseca potenzialità di un’opera d’arte ad “innescare” determinati percorsi interiori, è chiaro che ciascuno sviluppa tali percorsi secondo la propria capacità di rilevare ed elaborare gli elementi dell’opera cui tale compito è affidato; è necessaria una predisposizione di fondo da parte dell’ascoltatore (nel caso di un lavoro musicale) a muoversi-con l’opera, a commuoversi – in senso lato – per quest’opera.
In tale prospettiva è difficile definire il concetto di originalità, da sempre speso con ampia disinvoltura e nell’ultimo secolo particolarmante abusato; essa peraltro più che un valore a priori sembra configurarsi come una presenza che ritroviamo in ogni lavoro importante di ogni epoca e stile.
Chi riesce a considerare sotto nuove visuali determinati dettagli, o a rilevare nuovi riferimenti formali, può cogliere originalità in un lavoro che altri, dal proprio punto di vista considerano banalmente scontato; c’è poi chi, per trovare originalità in un’opera, deve sentirsi spiegare che quello cui si trova di fronte non è mai stato fatto prima… Paradossalmente si può perfino dire qualcosa di nuovo nell’eseguire copia di un lavoro – almeno quando si voglia attribuire un particolare significato al copiare.

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