Appunti dal web, dagli scritti di Michele Trenti

Sulle critiche alla strumentazione di Schumann 01/09/2005

Il discorso sulla scarsa efficacia dell’orchestrazione schumanniana torna spesso fra musicologi e musicisti; lo stesso avviene per i concerti di Chopin. In realtà tutti i tentativi di “correggere” le vesti strumentali dei lavori sinfonici, anche da parte di compositori esperti, non hanno mai portato a risultati migliori degli originali. Nel caso di Schumann abbiamo l’esempio degli interventi di Mahler, considerato come caso emblematico di abilità nel trattamento dell’orchestra; eppure gli interventi di Mahler si riducono a pochi dettagli, che cambiano più la praticità esecutiva che il suono (salvo che nella terza sinfonia), con soluzioni che oggigiorno non sono più necessarie, dato il livello tecnico e musicale delle orchestre. Mentre nei casi in cui gli intervanti di Mahler apportano modifiche al suono, lo fanno secondo una concezione personale che allontana dal mondo poetico schumanniano.
Bisogna semai osservare che in diversi casi è la tessitura stessa della scrittura di Schumann, ovvero l’essenza delle sue idee musicali, ad essere difficilmente plasmabile in termini orchestrali, e a lasciarsi ridurre per orchestra con difficoltà. Infine è curioso rilevare come i maggiori “problemi” imputati alla strumentazione schumanniana si trovino nella seconda e terza sinfonia, mentre nella prima e nella quarta, composte cronologicamente per prime, siano quasi assenti.


Distanze fra mondi musicali 27/08/2005

Come si rileva da più parti, mai come nel nostro tempo si è verificata una situazione di distanza fra la musica che si ascolta ogni giorno (di cui si è, si può dire, circondati) ed il linguaggio della musica cosiddetta colta. Certamente mai si è “consumato” tanta musica come oggi, attraverso una facilità di diffusione impensabile prima; e probabilmente l’enorme incremento quantitativo della richiesta ha livellato verso il basso la qualità dell'offerta. Però è anche vero che le scelte strategiche di organizzatori, di direttori artistici e sovente degli stessi compositori, hanno contribuito a scardinare un rapporto fra musicisti e pubblico già minato profondamente dall’inadeguatezza dei programmi educativi nelle scuole. Per quanto riguarda la maggioranza delle programmazioni istituzionali si è assistito alla proposta costante di lavori scelti per criteri estranei alla qualità artistica, causa incompetenza o impostazioni ideologiche o di lobby. Al contrario, lavori di qualità, che hanno anche le caratteristiche per fungere da “aggancio” fra le posizioni del grande pubblico e le esigenze espressive dei professionisti, non hanno trovato spazio. Una competenza intelligente ed il necessario senso di responsabilità di chi ha il compito di programmare le attività musicali sono le condizioni per una graduale riconquista di un rapporto di fiducia dell’elite professionale con gli ascoltatori ed appassionati di musica.


Musicisti e percorsi interiori 26/08/2005

Nonostante il prodursi continuo di nuovi mezzi e suggestioni che le conoscenze tecniche e culturali mettono a disposizione a ritmi sempre più incalzanti, è lecito chiedersi se sia tuttora attuale la concezione dell’espressione musicale come manifestazione di un percorso di perfezionamento interiore, che l’artista intraprende fin dal periodo della propria formazione. Il concetto è non solo patrimonio della civilà occidentale ma, sostanzialmente, di tutte le culture e di ogni epoca.
Se il discorso si può applicare agli esecutori (interpreti), cui l’attività professionale impone ritmi sempre più frenetici, a maggior ragione riguarda i compositori, che necessitano di tempi ed ambienti adeguati a sviluppare liberamente un percorso estetico personale ed un linguaggio che lo esprima. L’artista convinto di ciò deve considerare dovere prioritario l’organizzare la propria attività in modo che non venga sacrificato lo sviluppo di un pensiero completo; si assiste viceversa, sempre più spesso, al desolante spettacolo di musicisti che pur di non rinunciare al minimo riconoscimento, per quanto effimero, sono disposti a vendere la propria libertà interiore.

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