Appunti dal web, dagli scritti di Michele Trenti

Luigi Dallapiccola

21/01/2010

Appunti di Michele Trenti

Luigi Dallapiccola (1904-1975), il più profondo compositore italiano del Novecento, ha lasciato un esempio, tuttora non metabolizzato appieno, luminoso per tensione creativa e rigore morale. La sua musica, cui fanno da corollario alcuni acutissimi saggi critici, non ha avuto negli ultimi decenni l’attenzione meritata, vuoi per l’essersi lui sempre tenuto fuori da schieramenti estetico-politici, vuoi per la scarsa corrispondenza della sua poetica ai dettami delle lobbies che hanno dettato la legge in Italia nel secondo dopoguerra.
Il suo linguaggio, personalissimo ed unico a partire dai primi anni ’40, sintetizza il costruttivismo del sistema dodecafonico – adottato (in tutti i lavori dalla Liriche greche in poi tranne che in tre casi) in maniera diversa rispetto al modello di Webern, suo più consono riferimento nell’ambito della scuola viennese - con l’eredità spirituale della grande musica italiana medievale e rinascimentale e con un gusto timbrico cui non è estranea l’influenza cameristica francese coeva. La sua parabola creativa testimonia la ricerca instancabile di una purezza espressiva specchio di un anelito spirituale, e gli esiti sono, nell’esiguità di una produzione improntata da rigorosissimo senso autocritico, sempre altissimi.