Appunti dal web, dagli scritti di Michele Trenti

Su "Tecnica del mio linguaggio musicale" di Messiaen

24/02/2006

Appunti di Michele Trenti

Se lo scritto di Messiaen, che risale al 1942, non ha trovato a tutt’oggi la diffusione che meriterebbe, è probabilmente per la asistematicità disarmante di impostazione di una materia che è presentata in modo estremamente personale e meraviglioso: alcuni flash – veramente illuminanti – sui vari aspetti, da quello ritmico a quello melodico, armonico, formale, della propria tecnica compositiva, che prescindono da qualunque esigenza di motivarne le scelte di base. Il linguaggio è quello dell’artista, non del teorico, e ciò non è facilmente compreso in un tempo che cerca spiegazioni più che illuminazioni. Pensiamo all’opposto atteggiamento del primo Boulez, allievo di Messiaen, nel “Pensare la musica oggi” del 1966: le preoccupazioni di giustificare i criteri del proprio operato compositivo – se non di trovarne le stesse linee-guida – sono primarie. Ciò non significa in Messiaen un’assenza di approfondimento critico sulle scelte del proprio linguaggio; ma è significativo notare che egli ritiene l’apparato critico di un compositore fondamentalmente una questione di natura personale, che non richiede una giustificazione in sede pubblica, quantomeno da parte dell’artista stesso, in quanto attinente la propria soggettività.