Appunti dal web, dagli scritti di Michele Trenti

Si può ancora fare poesia dopo l'Olocausto?

27/01/2006

Appunti di Michele Trenti

La Giornata della memoria riporta alla considerazione degli artisti una questione che si ripropone dal dopoguerra, e che indubbiamente non può venire liquidata con banali prese di posizione acritiche.
Sono tuttavia di varia natura le considerazioni che mi inducono a rispondere affermativamente alla domanda. In primo luogo: la dimensione estetica è un aspetto costitutivo dell’uomo, non un accidente opzionale; l’uomo necessita del momento estetico come del nutrirsi – e a nessuno verrebbe in mente di negare l’opportunità di mangiare, dopo Auschwitz, anche se la coscienza di quegli accadimenti può togliere l’appetito (mentre una riflessione sull’opportunità di certi sprechi può certamente trovare una sponda nella coscienza del dopo-Olocausto). In secondo luogo: l’eliminare la poesia – che qui sta per arte in genere – dalle attività dell’uomo non farebbe che accrescere le possibilità di andare incontro a ripetizioni di analoghe situazioni; dove peraltro sarebbe lungo e complesso definire l’arte in termini che rispondano alla funzione qui accennata. Infine: il tempo ha rimarginato nella storia ferite gigantesche, e, se la memoria ci deve ammonire in modo da trarre utili indicazioni per il futuro, la tendenza a tornare alla quotidianità costituisce una delle risorse più inesauribili – e al tempo stesso uno dei limiti più radicati– dell’uomo.